sabato 7 ottobre 2006

Anche se mi puo' far piacere, son stufo di sentirmi chiamare Visionario (Roberdan)

fino ad un paio d'anni fa ero un Guru. E vabbè...che cacchio è un guru poi qualcuno me lo spiega, comunque diciamo che ci stava: ero il più bravo su certe cose. Capita.

Bene, poi da un paio d'anni a questa parte, da quando son riuscito a far capire che c'è gente molto più brava di me (vedi Davide o il Baccio), ecco che mi riappiccicano un'altra etichetta: Visionario.

Mi fa piacere, per carità!
Mi fa un gran piacere soprattutto se me lo dicono persone che stimo all'inverosimile (i miei prof, i miei colleghi, i miei capi e soprattutto i miei clienti  ed i mie partners - ndr che son la cosa per cui continuo a resistere in questo lavoro: ho i clienti ed i partners più belli del mondo!) però...

Però poi ci ragiono sopra e mi chiedo: ma perchè dicono che ho una visione? perchè sembra che io sappia esattamente come andranno le cose, che veda quello che accadrà tra 1 mese, tra 1 anno o tra 10 anni. Chiaramente dal punto di vista tecnologico, ma anche organizzativo. Avrò quindi poteri soprannaturali?? Sarò un fenomeno paranormale come Alberto Sordi? (e quindi riuscirò a monetizzare questa facoltà mettendomi a fare il santone? :-)....o SEMPLICEMENTE...

 

Semplicemente ho gli occhi aperti? una bocca e due orecchie per cui ascolto il doppio di quanto parlo? Un istinto non ancora represso e ingabbiato nei meandri della moderna società del lavoro? Secondo me si.

Volete essere dei visionari? Aprite gli occhi, non fermatevi a guardare la goccia che cade dal vostro naso, non arrendetevi all'evidenza. Scavate. Se non capite fate domande. Se avete dubbi confrontatevi, SE VOLETE CAMBIARE QUALCOSA CAMBIATELO, prima di tutto in voi stessi. Non lagnatevi in continuazione per come vanno le cose. Cercate di cambiarle. Non aspettate la guerra civile per poter dire soltanto "l'avevo detto". Io odio gli "te l'avevo detto"...e dove cazzo eri? a grattarti la pancia mentre le cose avvenivano?

Le cose avvengono. Le cose le facciamo avvenire!

Certo, ci vuole pratica, dedizione, sacrificio, serenità e soprattutto PASSIONE!....ma tutti quelli che conosco ce l'hanno quindi cari miei....datevi una mossa e aprite gli occhi: costruiamo sto cazzo di futuro e smettiamola di piangerci addosso. e come dice il mio caro amico PG: PUSH PUSH PUSH!

L'importante è non dimenticarsi mai che alle 18.00 scatta l'ora della Supercazzola!

 

Il Visionario non è colui che vede il futuro. Il Visionario è colui che costruisce il futuro. Insieme agli altri. DIVERTENDOSI.

mercoledì 4 ottobre 2006

PUSH PUSH PUSH...ma con moderazione: vale solo per i partner...quindi, pls non spingete! Vale quanto detto a suo tempo: Chi c'e' c'e'. Chi Non C'e' NON C'e'. Ma non puoi non esserci :-)

Enterprise Search Compete Road Show: Microsoft Enterprise Search for Partners + field (technical focus)

19 ottobre, Milano, Microsoft Via Rivoltana 19. H. 14.00 - 17.30.

CI SARANNO:

DAVE MARCUS: Microsoft Corp Director Enterprise Search

MORITZ BERGER: Enterprise Search EMEA Technology Strategist)

Technical Readiness

14:00-14:45

Keynote: Introducing the Microsoft search platform for partners

15:00-17:00

Technical deep dive: Microsoft search technologies on client and server (including Vista and SharePoint 2007).

17:00-17:30

Q&A, discussion

 

e ovviamente ci sarò io ... vabbè scherzavo, venite perchè c'è DAVE ed una gran botta di C. L'ho conosciuto 8 anni fa ed eravamo tutti e due impallinati di SharePoint, quando ancora non ci credeva nessuno. Oggi tutto ci ruota intorno.... ah, dimenticavo, giusto per esser chiari: TUTTO GIRA INTORNO A SHAREPOINT. anche io tra un pò ;-) nel senso che ci passo intorno e...

Thx!!!

Roberdan

PS: Per voi, ma solo per voi...se non lo dite a nessuno vi faccio anche una bella presentazione su sto cavolo di Web 2.0...che non so voi ma io mi son stufato di farmi prendere per il naso dai grandi sapientoni :-)..Voi no?

 

Vi lascio con la foto del giorno. Il Titolo: è semplice, DAVE MARCUS!

Dave Marcus

domenica 1 ottobre 2006

Non serve metter pressione alle persone

giusto per chi avesse ancora dubbi se scegliere tra il modello collaborativo ed il modello militare nella propria organizzazione di governo.

Non serve metter pressione alle persone, basta dare i giusti incentivi ( = motivazione) alle persone. L'informatica è la trasposizione dei processi aziendali: l'implementazione chiara, univoca di come si vuol governare un'azienda. C'è molto da imparare da Mediolanum.

f4_F2633

giovedì 31 agosto 2006

Dalla newsletter di Casaleggio e Associati: comunità virtuali e reali

Da: http://www.casaleggio.it/newsletter.asp?articleID=...

Le comunita' virtuali, o comunita' on line, sono sempre piu' numerose.
Negli ultimi anni, in particolare, si sono diffuse comunita' on line che collegano persone, attraverso reti di amici e conoscenti, per incontri o per fare nuove amicizie. Comunita' che si basano sul principio dei sei gradi di separazione, per cui chiunque puo' contattare una persona sul pianeta con soli sei passaggi. Queste comunita', dette anche social network community, si sono affermate grazie alla disponibilita' di applicazioni di social network come Friendster e Linkedin.
In alcuni casi le reti di relazioni hanno raggiunto dimensioni abnormi, pari a centinaia di migliaia di partecipanti. Un grande successo, ma nei fatti solo virtuale. La generazione di un data base di contatti di per se' non crea una comunita'. La Rete offre pero' la possibilita' di formare delle vere comunita', basate su interessi comuni e con incontri nel mondo reale.
La Rete, in questo caso, opera come uno strumento che rende possibile la formazione di gruppi, anche articolati, sia a livello nazionale che mondiale, orientati ad un comune obiettivo che puo' essere sociale, politico, ludico o di sviluppo della conoscenza su un determinato argomento.
La separazione tra comunita' virtuale e reale viene cosi' a cadere e si puo' prevedere che in futuro la loro integrazione diventera' un fatto normale.
L'idea che persone con gli stessi interessi e che vivono nella stessa citta' si possano incontrare none' certo nuova, e neppure che comunita' locali possano associarsi in una rete piu' estesa a livello internazionale. Rotary e Lions lo hanno dimostrato da tempo.
Con questi presupposti, le applicazioni che rendono possibile la creazione di comunita' reali partendo dalla Rete dovrebbero essere molto numerose. In realta' la loro diffusionee' ancora molto limitata e, anzi, vengono spesso confuse con chat, forum e newsgroup e con aziende come YahooGroups il cui obiettivo principalee' la creazione di mailing list.
Di fatto l'unica azienda di successo, per ora,e' Meetup.com, una societa' privata e bipartisan di New York, fondata soltanto nel 2002 e che ha nel suo board direttori di grande prestigio come Pierre Omidyar, fondatore di Ebay, il senatore Bill Bradley e Esther Dyson, editrice e scrittrice di libri su Internet come ''Release 2.0''. I numeri di Meetup.com sono di tutto rispetto: 1,6 milioni di aderenti in 55 nazioni, 4.000 temi di discussione e migliaia di incontri settimanali. Meetup.come' stato nominato miglior sito per comunita' vincendo un Webby Award (l'equivalente dell'Oscar) ede' stato scelto dalla rivista MIT e Technology come innovatore dell'anno.

http://www.casaleggio.it/newsletter.asp?articleID=...

domenica 2 luglio 2006

placeholder::il nostro nuovo gruppo per fy07

ricordatemi di raccontarvelo. ieri sera ho fatto un'analisi sociale ed è venuto fuori uno spettacolo: sarà un gruppo splendido ed efficacissimo :-) Entrano nuove persone, persone che già conosco e che stimo tantissimo. domani magari vi racconto. PS: creare il modello organizzativo a partire dalle reti sociali si può fare. e funziona pure. tra 6 mesi ve ne darò conto. Unica cosa: la parola d'ordine sarà PALINSESTO!

martedì 23 maggio 2006

Community Management – part 4

Gestire una comunità costa. Costa tempo, sacrifici, dedizione e passione. Paga? Sicuramente si. Il problema è cambiare la moneta. Mi spiego: a volte il community manager cerca soddisfazione e appagamento. Questo arriva. A volte invece cerca ritorni economici. E anche questo arriva. A volte cerca e applica una strategia di lungo periodo. A volte studia. A volte si diverte.Tutto questo e molto altro arriva. Il punto è che poi si diventa un hub. E il problema degli hub è che devono sempre esserci. Una business community è 7x24! Non si può andare in ferie quando si gestisce una business community. A meno di non spostare la community in un posto di vacanza. Io, ad esempio, mi porterei tutta la comunità nel deserto. Voi portatela dove volete, ma arriverete a cercare soldi per poterlo fare. E questo è un altro limite del modello.

3 post in un giorno. È quasi come scrivere un libro. Mancano la struttura e i ruoli a supporti, tipici di un business. Ve la butto là come idea: Stampatori di Blog! Uno arriva che si è intrippato con i blog. Vuole Bloggare. - Fascia tipica 20-30 anni di età. Reddito medio-alto o nullafacenti (i professionisti hanno un’offerta premium, personalizzata). Connessione ad internet veloce. Tipicamente senza parabola in casa (ma questo dato non è attendibile). – e poi capisce che mettendo insieme tutti i suoi post potrebbe fare un libro. Potrebbe usare un altro canale di distribuzione. Lo vuol fare. Vuole farsi un video con il suo blog, associando ai vari post una musica particolare, che gli piace. E soprattutto vuol farlo sapere agli amici, alla famiglia, ai potenziali clienti.

 

 

Nota per RobM: che ne dici di impostare l’8 giugno in questo modo? Io non so se è canonico come approccio, sinceramente penso di no. Ma se io mi metto nei miei panni e penso al valore reale che posso portare alle persone che incontriamo, io percepisco quanto scritto in questo post, come un valore enorme per quei signori che potrebbero trarne un enorme giovamento. Se poi non lo vogliono fare....tratteremo quanto vogliono per fornirmi il servizio e lo faccio io ;-)

 

Nota solo per questo sito http://roberdan.blogs.com

Io posto da Word, mia moglie non riesce nemmeno a convertire un pdf in word. O meglio: lo potrebbe fare alla modica cifra di 5.000 dollari !!!

Ogni comunità ha il suo linguaggio – part 3

Ogni comunità ha il suo linguaggio, il suo gergo, i suoi acronimi. Condivisi solo dai membri della comunità.

Ovvio direte voi. Ovvio dico io....e allora perchè puntualmente ce lo si dimentica? E si presume che appartenenti ad altre comunità capiscano quello che vien detto dalle altre?

Prendete un esempio a voi vicino: io lavoro in una realtà commerciale enterprise e ogni giorno sono in mezzo a varie comunità: quella dei venditori di una business unit, quella dei riporti di uno stesso capo, quella dei venditori di soluzione, quella del marketing di prodotto, quella del marketing verticale, quella degli acquisti, quella delle risorse umane, quella dei responsabili dell’organizzazione, quella dei manager, quella degli executive, quella dei riporti del gm, quella dei gruppi di prodotto, quella dei team leader internazionali, quella di emea, quella di filiale, quella di roma, di milano, di torino. Quella dei partner account manager, quelle dei partner, quella di quel cliente, quella di quell’altro, quella delle università e quella della pubblica amministrazione centrale, della pal e del manufacturing, delle telco e del finance, quella di quel cliente che non si riesce a classificare e quella di quel cliente che è il più avanti di tutti. Quella dei fighi e quella degli sfigati. Quella dei ricchi e quella dei poveri...quelle politiche e quella dei tifosi di una squadra.

Pensate quanta differenza c’è in ogni linguaggio.

Se non volete segmentare i vs clienti, almeno non offendeteli parlando soltanto il vs gergo...e questo vale, purtroppo, per tutte le comunità che hanno un forte senso di appartenenza e di casta. Io ero un tecnico: questo sbaglio l’ho fatto un sacco di volte. Ora ... ogni tanto lo faccio ancora ;-)

Community Management – part 2

Le comunità non hanno un ritmo giornaliero: quelli sono i gruppi, tipicamente delle business units con metriche top-down. Le comunità hanno un ritmo consigliato di una o due settimane. Oltre non è più business, ma è cazzeggio.

Per definizione hanno bassa priorità nei membri della comunità. Se c’è un obiettivo di business associato, l’owner attribuisce alla comunità una alta priorità, proporzionalmente al ritorno previsto per il raggiungimento dell’obiettivo (tipicamente visibilità, riconoscimenti, opportunità di carriera, senso di vittoria, auto-qualcosa... etc etc.).

Non dar mai da gestire una community a cui non vorresti partecipare. Lo stesso vale per non gestire una community di cui non vorresti esser membro: un capo non lo scegli, i colleghi non li scegli. Ma i membri di una comunità devono scegliere te. Il community Manager. E son ca@@i, ca@@i amari. È come essere un politico senza esserlo ed essere un manager senza esserlo. .. A volte penso di aver fatto una scelta di m... quando mi son ficcato in questo ginepraio. Ma a quell’età ed a quel tempo (1 anno fa...) era importante: non tanto per la quantità di business gestito (che mi rendo conto ora esser veramente tanto quanto una pmi in buone acque), quanto per la dimostrazione empirica del modello della Social Enterprise Architecture.

La tecnica utilizzata per questa analisi è una tipica tecnica della McKinsey (The Firm), basata sulla formulazione di ipotesi che poi vengono verificate “risalendo il fiume” del flusso decisionale. – che bella frase da consulente, ho un futuro assicurato.. alle spalle – In pratica l’ipotesi erano i limiti del modello: ovvero son partito dall’ipotesi che il modello della Social Enterprise Architecture non potesse prescindere da una serie di limiti strutturali del modello stesso. Il problema esiste ed è questo. Lo abbiamo dimostrato su base empirica, definendo le variabili. Il bello della metodologia McKinsey è che permette di prendere decisioni in un arco di tempo ragionevole e di dimostrarle accorciando i tempi di simulazione (si eliminano un sacco di rami decisionali) .

Ipotesi: Dato un intervallo temporale pari ad un anno...

  • Numero massimo di nodi “governabili”: 50
  • Numero di connessioni indotte: potenzialmente infinito. Medie: 200
  • Numero massimo di hub di reti “collegabili”: 10
  • Il problema sta nel governo di più hub di reti
  • Non vengono prese in considerazione le community di ragazzini alla...
  • Basta sapere quanto sopra.

Conclusioni:

Tutte le ipotesi sono verificate. La fascia di età identificata va da -10 a +10 anni rispetto al community manager.

Benchmarking: livello di pressione (7); livello di etica e correttezza (9); intelligenza (media, a volte medio-bassa); empatia (6); senso del ritmo (imparato in corsa); senso del business (imparato in corsa ma su buone basi); visione a 360° (imparata in corsa ma su buone basi); imprenditorialità (7); tecnologie (9); disponibilità (10).

Il resto lo trovate tutto nelle teorie delle reti sociali. Due libri su tutti: Nexus e Links (in ordine ;-)

Bye, Roberdan

lunedì 22 maggio 2006

Roberdan.com 1 anno dopo: esperienze di business-community. Lessons from the field.

Roberdan.com è passato quasi un anno da quando mi son messo in testa di fare un esperimento: fare una business-community e vedere fin dove ci si poteva spingere. È tempo di conclusioni, analisi, feedback e, se possibile, qualche best-practice, o Knowledge Object.

Executive Summary

Sicuramente una buona gestione di business community conviene: ha cioè un ritorno positivo. Nel mio caso parliamo di svariati milioni di euro tra revenues dirette e indirette (metodologia del Total Value R=Td+Ti*x%). Per i costi è un pò più un problema: in una community è difficilissimo capire quanto si sta spendendo, visto che la maggior parte delle prestazioni professionali vengono fatte sul limite tra lavoro e piacere/favore personale. Di certo si sanno solo i fondi inizialmente a disposizione. Quasi sempre è difficile farsi dare soldi (ma semplicemente perchè non è definito un processo decisionale). Spesso è ancora più difficile spenderli.

 

Lesson learned:

  1. I goal devono essere chiari e soprattutto misurabili, tramite scorecard
  2. Metriche condivise e facilmente applicabili
  3. Validazione delle metriche tramite strumenti standard (siebel, excel, sharepoint, access, groove)
  4. Comunicazione strutturata e profilata per stakeholder/business unit cliente. Report mensili con stato avanzamento lavori.
  5. Comunicazione chiara e standard.
  6. Standardizzare modalità di lavoro, strumenti, ritmo, meetings etc. Creare un’identità di gruppo
  7. Il modello del core team è vincente e funziona. Modello cordone ombelicale. Ruoli e responsabilità vanno chiarite subito e condivise
  8. Metodologia del NoDecisione->NoMeeting e Meeting=Decisione. Non si fa una riunione se non ci sono decisioni da prendere. Non si esce da una riunione senza aver preso tutte le decisioni del caso.
    1. Gestite agenda degli incontri in maniera chiara e dettagliata: chi fa cosa, chi deve fare cosa
    2. Fate sempre dei report del meeting con i follow-up e le ownership
  9. Battete il ritmo: siate consapevoli che siete voi che date il ritmo alla community. Non aspettatevi che qualcun altro lo faccia per voi! E, essendo un modello a rete, nulla vi è dovuto: tutto va “comprato”. Questa è la lezione più importante: in un modello a rete, a differenza del modello gerarchico/funzionale tayloriano (stica....dimostratemi che quello che sto per dire non è vero, se potete ;-), non ci sono regali. Tutto va guadagnato. Il modello a rete è meritocratico: da quì la difficoltà enorme della sua implementazione nel contesto internazionale.
  10. Le aziende, gli enti, le organizzazioni, i cittadini, gli utenti piuttosto che (!) i clienti, hanno bisogno di qualcuno che gli dica cosa fare. Da qui la grande accettazione del modello gerarchico/funzionale. Il modello a rete vale per le realtà (le persone) con approccio imprenditoriale, e questo costringe il modello a rete a dei forti limiti di scalabilità a parità di livello di governo (nel caso delle reti il governo si realizza soltanto tramite un mercato).
  11. L’unico modo per rendere profittevole una rete di communities è applicare il modello dei distretti industriali.
  12. Esiste un limite pratico alla dimensione della community: 8 al primo livello, 30 al secondo livello, 100/120 al terzo livello. Oltre non è fisicamente possibile partecipare alla vita della community.
  13. Come far evolvere una business community?
  14. Usate le tecniche della Social Network Analisys per identificare le teste di ponte, ovvero i vs contatti di secondo livello. Quelli di primo livello tipicamente non potete sceglierli. Quelli di terzo livello arrivano da soli in maniera incontrollata direttamente dal secondo livellol.
  15. Ragionate come foste un Urbanista: un urbanista col senso del ritmo, capace di guardare la città a 360 gradi. Di vederne la bellezza e i fenomeni che la percorrono. Da voi dipende il buonumore degli abitanti della città. Dalla vostra capacità di analizzare le esigenze, predire invece che studiare, dalla vostra sensibilità e dedizione dipende la qualità della vita nella città che state costruendo.
  16. ...
  17. È lunga, è lunga....spero che Romeo mi dia una mano a sintetizzare, chiaramente a pagamento ;-)...se riesco a rivenderlo come servizio. Riga 17: in questa riga c’è (o meglio, nella sua negazione c’è) lo sforzo che dovrebbero fare i vari dipartimenti IT, se vogliono riprendere in mano il loro processo decisionale.

 

Limiti del modello:

è come gestire un ministero senza portafogli: serve un meccanismo di sostentamento, tipo advertising o quote di iscrizione. In ambiti aziendali si può vendere questa quota di iscrizione tramite dei livelli di servizio per servizi base e servizi primium

Non scala. Ancora più difficile, senza leve istituzionali, è governare un insieme di business community.

La domanda è: qual’è il limite tra una business community ed una business unit? Il processo di budget.

E qual’è la differenza tra le due? Che la prima può cambiare in qualsiasi momento, in maniera democratica e auto-selezionante (è il cliente che sceglie, vota, paga), mentre la seconda è inamovibile (almeno in termini temporali). L’altra differenza è che una business community non investe (o semplicemente non ha) strutture e risorse dedicate alla comunicazione. Tutto avviene con il tam tam, o, in altri termini, con qualsiasi strumento possa essere condiviso (tipicamente internet o sms). Diverse sono le community per fasce d’età: ciò che vale per un pubblico di trentenni non è assolutamente applicabile ad una di quarantenni così come bisogna essere essenziali con un sessantenne, pur comunicando a 360°.

PALINSESTO: è lo strumento principale dell’urbanista. È come il metronono per un direttore d’orchestra. Batte il tempo.

Vabbè, mi son distratto....domani magari continuo, o tra qualche giorno ... è pur sempre un blog, no? ;-)

Rob

lunedì 5 settembre 2005

Alla caccia del baricentro

IlKm1 Knowledge Management deve aiutare un decisore ad individuare (con il minor errore) il punto dove applicare una forza atta a realizzare un cambiamento. Il punto può essere un modello organizzativo o una sua parte, una singola persona o gruppi, un flusso informativo procedurale o destrutturato. Sia esso interno o esterno al sistema di riferimento. La SEA è l'insieme di strumenti, metodologie e misure atte a ridurre l'errore nel raggiungimento degli obiettivi del KM, concentrandosi sulle persone e sulle relazioni tra le stesse, che siamo di tipo procedurale o sociologico. SEA abilità al governo delle organizzazioni, fungendo da amplificatore (+/-) dei modelli organizzativi, favorendone la implementazione.

RSS

  • Syndacate (RSS)

Disclaimer

Se cliccate ci faccio due soldi...

My Flickr Photos

  • My Photos
    www.flickr.com
    Roberdan's photos More of Roberdan's photos

Romeo Pruno

aprile 2008

dom lun mar mer gio ven sab
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30